Custu vinu cheret chistionadu! Il vino in questione è naturalmente il rinomato Malvasia di Bosa e l'esclamazione in Planargia è piuttosto comune. E' un'esclamazione di gradimento e al tempo stesso un grande complimento per il produttore all’atto della degustazione. La traduzione letterale ci parla infatti di un “vino che vuole parlato”, nel senso di un vino che va bevuto con calma, parlandoci su, ma anche di un vino che ci parla…e che ci fa parlare! E in effetti, tanto si è detto e ancora si dice su questo straordinario nettare! Esiste una “letteratura”, remota e recente, sia nella tradizione popolare e poetica in “limba” sia nell'opera “culta” di viaggiatori, esperti del settore e scrittori di grande firma, come Luigi Veronelli e Mario Soldati, che al Malvasia di Bosa hanno dedicato pagine di alto pregio. Ovunque le testimonianze scritte e orali ne decantano la raffinatezza, la soavità e il valore simbolico, nel contesto di forte identità sociale e culturale della zona di produzione.

 

Dalle genti che abitano la Planargia il Malvasia è sempre stato considerato un vino nobile ed elitario, un vino particolare da riservare per circostanze e persone speciali, perpetuando in questo modo un consolidato rituale sociale. Si dice che è il vino della mattina, non perché leggero o di poco conto, ma perché la domenica, dopo la messa, gli uomini fanno il giro delle cantine e si scambiano pareri e saperi sulle sue qualità. E' il vino dell’amicizia e dell’ospitalità, e la si offre alle persone a cui si tiene particolarmente. E' il vino della festa, e non tanto per le caratteristiche organolettiche della classificazione ufficiale dei sommellier, quanto perché privilegiata nelle ritualità festive, in cui più che altrove si esplicitano lo scambio simbolico e le relazioni di reciprocità. La Malvasia di Bosa in questo territorio è quindi soprattutto un bene sociale. E potete stare certi che quando vi viene offerta, il gesto ha un significato che va oltre i consueti rapporti conviviali perché, come ebbe ad osservare già nel lontano 1895 P. Trentin, "i proprietari difficilmente se ne privano ma quando lo fanno vi stanno donando molto di più di un bicchiere di pregiata Malvasia di Bosa"!

 

Non si può comprendere l’eccellenza raggiunta da questo vino, senza fare riferimento a questo contesto culturale, che sollecita la competizione proprio a livello dell’affinamento dei sapori e al miglioramento delle pratiche, nell’ambito delle fasi operative del processo produttivo. Saperi e pratiche che spiegano prodotti diversificati come i vini di famiglia ed anche il senso delle tipologie. Ma è ancora l’intreccio delle condizioni ambientali e del lavoro dell’uomo a garantirne la qualità e l’aroma inconfondibile. Come ebbe a scrivere l'indimenticabile padre putativo di questo vino, Tziu Battista Columbu, la Malvasia di Bosa è un vino inimitabile per le sue caratteristiche pedologiche e organolettiche ormai acquisite dalla ampelografia sperimentale e scientifica dei vini mediterranei ed europei: una nobile signora, uno dei pochi vini al femminile che ha dato prova di saper invecchiare a cento anni, come alcune bottiglie hanno dimostrato, pur conservando le sue qualità genetiche inconfondibili.